Italian translation by Salvatore Piras.

C’era una volta :
IL WASA

di Hervè Sasso

Il Museo del Wasa di Stoccolma (Vasamuseet)
ha pubblicato di recente il primo di 5 volumi (intitolato:WASA I : La ricerca archeologica di una nave da guerra svedese del 1628)
di una monumentale monografia dedicata naturalmente al Wasa,
che tratta principalmente del relitto e del suo recupero dai fondali.
Carl Oolof Caderlund, uno degli specialisti del recupero, ne è l’autore principale, mentre la direzione dell’opera è stata assunta da Fred Hocker che dirigeva le ricerche archeologiche.La rimanente parte della monografia è in corso di preparazione e sarà pubblicata gradualmente di volta in volta.
E’ certamente un’opera di grande respiro editoriale.

1 – Vista della nave da babordo (lato sinistro della nave osservandola dalla poppa).

2 – Galleria superiore di tribordo (lato destro della nave osservandola dalla poppa).

3 – Babordo e poppa. Si possono notare davanti la prua, una scialuppa e due cannoni deposti per terra.

4 – Particolari della struttura interna.

5 – Altri particolari all’interno della nave.

6 – Qui ci troviamo nella galleria di tribordo.
Bisogna sottolineare che gli elementi della struttura superiore, hanno una forma geometrica eccezionalmente aggraziata rispetto agli elementi inferiori della struttura stessa, perché si tratta di componenti o “pezzi” molto più piccoli e pertanto più facili da lavorare.

45 – Disegno eseguito dal Vasamuseet
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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7 – Vista ingrandita del lato di tribordo. Da notare il rigore costruttivo sia per quanto riguarda il fasciame, gli incintoni di rinforzo e l’incastro perfetto tra i vari elementi del fasciame stesso.
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8 – Qui siamo nel punto più basso della nave : la stiva.
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9/12 – Si può notare come, dopo il naufragio, il gravare del peso del materiale rinvenuto all’nterno abbia deformato un ponte.
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13/14 – Immagini dello sperone(prolungamento del tagliamare).

15 – Inclinazione dell’incastro della base o piede dell’albero di maestra.

40 –Inclinazione del piede dell’albero di maestra.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

39 – Documentazione tratta dagli archivi del Vasamuseet relativa alla base dell’albero.


17 – La timoneria era costituita da un’asta che agiva sulla barra del timone.

18 – Ricostruzione scala 1:1 .La scultura originale della maschera è conservata negli archivi del Museo.
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26/27 – Tecnica d’assemblaggio utilizzata per il Wasa.

29 – Gli elementi indicati all’interno del cerchio sono abbassati di circa 1 metro rispetto all’asse longitudinale.

30 – Notare l’eccezionale inclinazione dell’albero verso poppa.
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31/32 – Attenzione a questo punto. L’albero ha una forte inclinazione verso poppa, e al tempo stesso, la coffa di maestra è altrettanto inclinata verso prua.
Ne risulta un precario equilibrio per colui che vi si trova sopra.

33 – Pianta del Vasamuseet.

34 – Albero maestro.

Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
35 – Una ricerca effettuata negli archivi del Museo nel 1987,che evidenzia le diverse parti o componenti delle ordinate e i pezzi di riempimento relativi ad una sezione della nave verso la prua.
E’ facile rilevare che gran parte del lavoro era dedicato agli approvvigionamenti.
Non dimentichiamo che siamo nel 1625 e che non si tratta di una nave del XVIII secolo.
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36 – Guardando attentamente si può notare che il ponte al livello delle bitte ha avuto un cedimento sensibile,
è alquanto abbassato.
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

37 – Punti di controllo e relativi cedimenti dello scafo:al fine di poter seguire i movimenti(oscillazioni) dello scafo, attraverso 4000 punti di controllo, si sono rese possibili 14 tipi di misurazioni.
Esse sono state effettuate in 3D , e permettono di visualizzare i cedimenti o deformazioni su grafici in 2D. L’immagine evidenzia i controlli di cui si è trattato.

38 – Cambiamento (o variazione) del profilo di poppa rilevato tra l’estate del 2000 e l’aprile del 2005.
Per un’agevole lettura , la scala di rappresentazione della forma dello scafo e quella relativa ai cambiamenti o deformazioni dello stesso non sono le stesse e pertanto non risultano direttamente correlate tra loro.
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41/47 – Si tratta di alcuni esempi di documenti d’archivio del Museo.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

48 – Tanto il primo quanto il secondo “forcaccio” sono stati costruiti da un unico pezzo di legno(madiere) il che li rende del tutto “naturali”.
Per contro, altri tipi di “forcacci”, di maggiori dimensioni, venivano costruiti attraverso l’unione di due parti(mezzi madieri), ed ancorati alla chiglia.
49 – La tubatura flessibile bleu è stata utilizzata per poter convogliare aria condizionata nella stiva.

50 – Questa è la coffa ( documento d’archivio del Museo).
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

55 – Ponte armato con artiglieria (scala 1:1).

56 – Esempio di vita a bordo.

57 – Disposizione e trincatura dei cannoni (ricostruzione).

58 – Disposizione e trincatura dei cannoni (ricostruzione)

59 – Porta d’ingresso della cabina del Comandante (ricostruzione).

60 – Carabottini superiori visti da due ponti al di sotto degli stessi.

61 – Eccoci nella stiva (parte di essa).

62 – Sezione secondo ponte.

63 – Cabina del Comandante in fase di ristrutturazione.

64 – Sezione nella nave (Vasamuseet)
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

65 – Sezione di poppa.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

66 – Piani di costruzione del Vasamuseet.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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68 – Vista della galleria di tribordo.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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70/73 – Ecco un variegato esempio dei calibri delle munizioni o proiettili che potevano essere sparati dai cannoni della nave.Ci si passi la mesta considerazione che l’uomo non difetta certo di fantasia ed immaginazione nel progettare e realizzare un simile genere di giocattoli. Osservando l’immagine successiva, si intuisce il grande “cameratismo” che legava tra loro gli uomini delle flotte nemiche.


74 – Il “favoloso” viaggio del Wasa.
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75 /78 – Si tratta proprio di un “puzzle” infernale
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79/87 – Qui di seguito si può osservare la poppa ripresa da differenti punti di osservazione.
Si tratta dei cliché eseguiti per la ricostruzione delle statue, le quali sono state altresì dipinte con assoluta aderenza ai dettami dell’epoca.
La fedeltà storica innanzi tutto. Ovviamente come già precisato tutte le statue erano dipinte ed il Wasa era colorato in rosso e non in bleu, contrariamente all’opinione corrente.

88 – Araldica relativa all’emblema ( o scudo) della famiglia Wasa, con il caratteristico mazzo di spighe di grano .

89 – Le tra corone (Tre Kronor), simbolo della Monarchia svedese.
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90/95 – Osservando queste immagini rileviamo che trattasi di statue che rappresentano imperatori romani, tritoni, nereidi, e consoli.

96 – Costruzione di una nave (parte iniziale e quindi parziale) nei cantieri navali reali.
Il diorama illustra l’adozione del sistema di costruzione olandese.
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97/98 – Questi due piani costruttivi illustrano le linee della forma dello scafo del Wasa.
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104/106 – Splendido diorama dei reali cantieri svedesi che illustra l’insieme delle varie fasi costruttive. (Vasamuseet)
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107 – Livello del limo (melma o fango del fondo marino)rappresentato da un segno alla sinistra della nave.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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108/115 – Documentazione, dati e rilevazioni provengono dagli archivi del Museo. Sono evidenti i rilevamenti effettuati sui ponti al momento della identificazione del sito del naufragio.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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116/120 – Vista di prua : le sculture fanno riferimento agli imperatori romani.
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127/133 – Dettagli relativi al sartiame.

134 – Riccamente dettagliata questa splendida testa di leone.
Erano poste all’interno dei sabordi con lo scopo di intimidire il nemico al momento della loro apertura.
Ve ne erano 56 e a tutt’oggi ne sono stati recuperati ben 48.
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
135/140 – Durante le varie fasi di recupero, sono stati recuperati soltanto 3 cannoni; questo perché immediatamente, durante le prime ore seguenti al naufragio, erano stati recuperati la maggior parte di essi e venduti nella Germania di allora. Tecnicamente il recupero è avvenuto con l’utilizzo di una campana da immersione.
Il Wasa giaceva su un fondale della profondità di circa 32 metri .
I piani degli affusti (struttura su cui poggia il cannone) provengono invece dai documenti d’archivio del Museo.

Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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487/503 - Cannoni, affusti.

141 – Presso i punti vendita all’interno del Museo è possibile acquistare un DVD dal titolo :”The Warship Wasa” della durata di circa 25 minuti. E’ ovvio che per gli appassionati è una vera manna.
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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142/145 – Immagini che si commentano da sole, all’interno del Wasa. Aggiungo : eccezionali.
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146/149 – Ponendosi a tribordo della nave , si possono notare le teste di leone all’interno dei sabordi, e, aguzzando la vista scorgere la passerella che dà adito all’interno della nave.
Quest’ultimo particolare lo si evince dall’ultima foto.
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149/153 – Lato di babordo fotografato da diverse angolazioni e con splendide prospettive. Si notino gli elementi metallici di sostegno dello scafo.

154 – Lo spazio che si intravede in questa parte della nave, era una volta occupato da una statua di imperatore romano. Purtroppo non è stata mai rinvenuta.
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154/155 – Ancora dettagli interessanti delle sculture.
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Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
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156/157 – Un bicchiere. Un brindisi! “Alla salute del Wasa”!
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158/166 – Foto appartenenti alla scialuppa del Wasa.Sono stati rinvenuti i resti di 6 scialuppe vicino al luogo del naufragio. Questa è la sola ricostruita ed appartenente alla nave. Ha una lunghezza di circa 12 metrie poteva imbarcare 12 marinai.
Era stata ultimata prima della nave stessa ed utilizzata ancor prima del viaggio inaugurale. Le condizioni ambientali per l’esecuzione di queste pur sempre splendide foto, non erano delle migliori.
Roberth, sei un Grande! Grazie di cuore per il tuo aiuto!

167 – Modello del Wasa in scala 1:10 (Vasamuseet).

168 – Confronto tra la poppa del Wasa e quella di un “74” (cannoni) rapportati nella medesima scala.

169 – Comparando le rispettive linee di galleggiamento sorge qualche perplessità e ragionevole dubbio!


170 / 170b – Internet e telefonia erano ancora dilà da venire, e allora ecco un sabordo adibito a comunicazioni (manca il leone all’interno!). Per il suo tramite avveniva lo scambio della corrispondenza.

171 – La tavola del Comandante, apparecchiata con le stoviglie e il vasellame ritrovati a bordo, unitamente al bicchiere a cui si è accennato prima.
Il freddo mare svedese si è comportato da perfetto “freezer”: è stato infatti ritrovata perfettamente conservata una confezione di burro.

172 – Anche il viso di un uomo è stato oggetto di “ricostruzione”. Le fattezze del suo viso sono state realizzate tramite il suo scheletro (teschio?) ed utilizzando le più sofisticate tecniche a cui si affida la polizia criminale.
Nel Museo inoltre fa bella mostra di sé un manichino a grandezza naturale che ne riassume l’aspetto nel suo complesso.
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176 – Modello del Wasa presente nel Museo di Berlino.
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177/180 – Il modello di cui sopra è in scala 1:24
Gli autori del Wasa furono due maestri carpentieri (gli architetti di allora) : i fratelli olandesi Hendrik e Arendt Hybertsson.
Uno di essi morì nel 1627 prima del viaggio inaugurale (un anno prima).
Entrambi godevano di ottima reputazione e considerazione per le particolari competenze espresse nel loro lavoro, ma , nonostante ciò, non riuscirono ad evitare pesanti capi d’accusa ( tra i quali quello di essere i veri responsabili del naufragio) ed un processo che li vide nelle vesti di imputati.
Ma tant’è che alla fine tutto si risolse per il meglio(i due fratelli furono assolti) perché “qualcuno” aveva “la coda di paglia” (il Re!). I suoi “consigli” avrebbero portato ad imbarcare un eccessivo carico di cannoni con conseguente squilibrio dell’assetto complessivo della nave che a questo punto era destinata al peggio.
Moderno esempio “ante litteram” di irresponsabilità impunita.
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185 – I colori qui la fanno da padroni. Una vera sinfonia !Magnifica vista da babordo, e da tribordo per gallerie e prua. Ancora splendide foto delle parti finali (poppa e prua) comprese le gallerie viste da tribordo.
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190 – Vista di 3/4 dal lato di poppa.
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181/191 – Fotografie del Museo di Berlino. Mille grazie a Markus Leber!
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192/193 – Due immagini del Batavia e relativi piani costruttivi consentono di cogliere le similitudini tra le due navi.(Batavia 1628, nave mercantile di 1300 t affondata del 1629). Approfondimento storico sulla tragica fine del Batavia:
http://www.mandragore2.net/dico/lexique2/lexique2.php?page=voyage-batavia
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195/198 - Alcune foto del modello (statico, non navigante) del Wasa, realizzato da Victor Yancovitch, utilizzando i piani costruttivi del Vasamuseet.
L’abbellimento con le statue è stato effettuato con la scatola di montaggio della Sergal.
Notare una volta di più come certe leggende sono dure a morire : il Wasa era dipinto di rosso e non di bleu come proposto nel 99% dalle Ditte che realizzano le scatole di montaggio (kit).
Ancora mille grazie a Victor!

199 - Le immagini seguenti si riferiscono chiaramente alle operazioni di recupero della nave con l’appoggio di una flotta al’uopo approntata.
I due pontoni (2400 t), l’Oden e il Frigg appartenenti alla compagnia Neptune, vanno a posizionarsi ai lati del Wasa che è ancora immerso.
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200/201 - All’interno del Vasamuseet vi è uno splendido ed esplicativo diorama che sintetizza e riassume le fasi del recupero.
Nella seconda immagine sono ben visibili i tunnel scavati sotto l’imbarcazione dai palombari i quali hanno operato in condizioni di rischio estremo ed in condizioni proibitive.
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202/205 - I quattro documenti precedenti sono tratti dagli archivi del Museo, e rappresentano schematicamente la tecnica di recupero.
Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden

206 - Un altro disegno che illustra il sistema di sollevamento e risalita del relitto.

207 - Porre cortesemente attenzione a questo ingegnoso escamotage.
Con esso si va gradatamente, e per “gradini” a rendere sempre meno profondo il fondo del mare su cui poggia il relitto, dal momento che la risalita non poteva ovviamente avvenire in una sola volta.

Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
208 – Documento d’archivio che illustra l’opera in corso di esecuzione del posizionamento sui “gradoni” o “terrazzamenti” del fondo.
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209/216 – Un palombaro ci fornisce una dimostrazione pratica dell’utilizzo della manichetta(Z – Jet) finalizzata alla esecuzione dei tunnel sotto il Wasa.
Il principio del funzionamento era bifase : nella prima un fortissimo getto d’acqua rimuoveva il materiale che imprigionava la neve (aprendo nel contempo un varco o tunnel) e, attraverso una corona posta in cima alla manichetta stessa, il predetto materiale veniva risucchiato ed espulso in senso contrario, ovviamente all’indietro.
Particolare non trascurabile degno di cronaca:è doveroso ribadire che i palombari lavorano nell’oscurità più totale degli abissi ad una profondità di circa 30 metri, a temperature facilmente immaginabili, con continui rischi di embolia, mettendo in continuazione a repentaglio la propria vita durante le fasi di avanzamento nei tunnel che venivano gradualmente realizzati potendo questi ultimi franare per l’instabilità del peso di tutto ciò che a essi era sovrastante(acqua, relitto, materiale imbarcato, detriti vari!)

219 – Sculture del Wasa.

223 - Eccezionale lavoro di cesello del grande modellista navale ( lo definirei un Grande Artista o Maestro) Renè Vanhouche , riproducente una parte delle sculture. Chapeau bas per Renè!

Drawing courtesy of National Maritime Museums of Sweden
224 – L’ancora del Wasa.
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225/226 - Introduciamo adesso il tema dei “polacchi”. Sarebbero quei due uomini che si intravedono nascosti sotto due banchi bassi. Non assomigliano assolutamente a nessuna delle precedenti sculture, e si deduce la loro probabile nazionalità dagli indumenti indossati.
Accovacciati sotto i banchi (uno a babordo l’altro a tribordo) e con espressioni angosciate sarebbero la riproduzione iconografica di vicende processuali tipiche della Polonia ove i rei confessi (spergiuri, criminali e via dicendo) urlavao letteralmente le loro colpe o misfatti sotto una specie di panca.
Dietro la scultura di tribordo, notiamola figura di un nobile guerriero, mentre purtroppo quella di babordo ne è priva non essendo stata ritrovata l’altra copia del nobile guerriero. La vicinanza di questi “polacchi” ai guerrieri, suggerisce la presenza del guerriero Gustavo Adolfo Re di Svezia nell’atto di usare clemenza per la vita dei due malfattori.
E’ un modo sottile e subdolo di voler umiliare il nemico di allora:la vicina Polonia..
Molto accortamente le sculture erano situate nella parte posteriore dello sperone della nave,(luogo adibito a ciò che italianamente definiamo “ritirata” e i francesi “toilette”) e la loro vista non doveva certamente allora essere da stimolo per una futura unificazione europea; anzi molto probabilmente esacerbava ancor di più gli animi facendo aumentare l’astio verso il nemico.

227 - Le sculture rappresentano gli imperatori romani, disposti in ordine cronologico, in avanti verso destra. Il primo, visibile sotto i “polacchi” è l’imperatore romano Tiberio.

228 - Grande nobile guerriero.

231 - Ricostituzione scala 1/1.

311- Una cattedrale di legno.
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314 à 317 - Focalizziamo l'attenzione sui particolari del castello di poppa visti da babordo.
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344/351 - Parte superiore dello specchio di poppa.
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412/419 - Vista di prua.
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420/424 - Dettagli della galleria di babordo.
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425/430 - Dettagli della galleria di tribordo.
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437433/437 - Particolari dei sabordi.
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440/459 - Le immagini illustrano lo stato di salute complessivo del ponte superiore.
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461/465 - La polena si identifica in una scultura di leone.
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469/472 - Parte superiore dell' albero di maestra.
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475/476 - L'argano.
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482/484 - Ancore.
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Alcune pubblicazioni di sicuro interesse per lo storico, il modellista navale, e l’appassionato in genere riguardanti il Wasa.


Il wasa
Lunghezza comprensiva del bompresso : metri 69
Scafo comprensivo di polena : metri 61
Chiglia : metri 47,50
Larghezza : metri 11,70
Altezza dalla chiglia alla testa d’albero : metri 52,50
Altezza del cassero di poppa : metri 19,30
Galleggiamento : metri 4,80
Stazza : 1210T
Superficie velica : m2 1275
Numero vele : 10 di cui 6 conservate
Armamento : 64 cannoni di cui 48 da 24libbre, 8 da 3, 2 da 1, e 6 mortai
Equipaggio : 145 marinai e 300 soldati
Una nave dalle dimensioni davvero eccezionali per la sua epoca.
Il Wasa in cifre.

VASAMUSEET

Vi invito caldamente a visitare il sito del mio amico Clayton.
Egli sta attualmente cercando di ricostruire un modello d’arsenale del Wasa. La completa struttura dal punto di vista cantieristico non è ancora completamente conosciuta e pertanto in questo improbo cimento, sarà affiancato da Fred Hocker Direttore delle ricerche del Vasamuseet.
Si tratta di un’esperienza certamente esaltante.
Per quanto concerne il Wasa il suo sito è:
http://clayton707.googlepages.com/
Per quanto concerne le sculture:
http://clayton707.googlepages.com/carvingpracticum
Il sito di Johan Avard : Regalskeppet Vasa
http://hem.bredband.net/johava/WASA.htm
FINE
PROSSIMO EPISODIO : IL RITORNO DEL WASA.
Foto e testi estratti da un reportage di Hervè Sasso sul Wasa del Forum di Gèrard Delacroix
© Conception et réalisation G. Delacroix 1999-2006
http://forum.aceboard.net/5500-323-31467-0-Wasa-news.htm
Gracie a Patrick Warnier : Touscollectionneurs.com